COVID-19 STORIE DI SOLIDARIETA’

Confinamento, resilienza, quarantena, autocertificazione, R con zero, mascherine, FFP2, eroi… Cosa ci lascia l’esperienza della pandemia? Siamo un po’ cambiati o stiamo tornando come prima? E prima com’era? Reportage su una storia di solidarietà nata, come tante altre, dalla volontà di aiutare il prossimo, di non restare indifferenti, di non aspettare inermi la fine di una crisi sanitaria e sociale che fa già parte della storia dell’umanità.

Reportage – durata 12 minuti

Segrate (MI) – Siamo nel pieno della pandemia, coi bollettini medici che misurano la crescita dei contagi e con l’esercito inviato nelle aree più colpite per trasportare le bare dei morti e per mettere in piedi ospedali da campo. La zona rossa è tutta Italia. Le strade sono deserti di asfalto e il silenzio domina lo spazio oltre le nostre finestre. Ogni tanto si ode la sirena dell’ambulanza che risuona come un allarme aereo prima del bombardamento. Ma le bombe che cadono non fanno rumore, né distruggono le case. In silenzio colpiscono le persone a centinaia, a migliaia, lasciandole sui letti degli ospedali o delle case di riposo. Allo stesso tempo, senza alcun fragore, svuotano le dispense di molti altri, rompono i salvadanai, disperdono la speranza, incatenano alla miseria, al bisogno di aiuto. La Lombardia è la regione più colpita e Milanononsiferma si trasforma subito Milano S.O.S.

CSA Baraonda – Segrate (MI)


Così, mentre gli infermieri, i medici e tutti i lavoratori ritenuti indispensabili sfidano il contagio, nelle periferie della città e della metropoli nascono le Brigate di solidarietà che si organizzano per raccogliere e distribuire beni d’ogni genere a coloro che la pandemia ha reso più poveri di prima, senza lavoro né cassa integrazione. Il “Pane quotidiano”, storico centro di aiuti milanese per i più indigenti, è ormai chiuso e non riesce più a rispondere ai bisogni di tutti i suoi utenti. Serve qualcuno che distribuisca porta a porta, che raccolga le domande e organizzi il servizio. Serve un centralino e una banca dati, serve collegare chi dona a chi riceve, serve entusiasmo e buona volontà, generosità e coraggio.
A Segrate, nei pressi dell’aeroporto di Linate ormai silenzioso quanto il viale che lo collega al ventre di Milano, un gruppo di ragazzi del Centro Sociale Autogestito Baraonda, si ritrovano con il medesimo desiderio. Fare qualcosa, aiutare chi ha più bisogno. Di Segrate era anche il giovane Arcide Cristei che, poco più che diciottenne, rischiava la propria vita per portare i viveri ai partigiani. Nessun fucile per lui. Le sue armi erano la velocità e il coraggio, ciò che i ragazzi hanno quando occorre agire per una causa, per un ideale, per un sogno che si vuole realizzare. Arcide cadde in un agguato fascista, ma il suo coraggio ritrova vita nei cuori dei ragazzi del CSA Baraonda.

Brigata Arcide Cristei


Brigata Arcide Cristei, questo sarà il loro nome. Nessun fucile neanche per loro, ma solo gambe e coraggio. “La normalità era il problema è lo slogan perfetto” dice Johanna alla fine della nostra chiaccherata. “Spero di migliorare quella che prima era normalità, perché tutte le problematiche che ci sono adesso non sono solo ed esclusivamente a causa del virus” aggiunge. “Spero vivamente che non si torni alla normalità precedente, ma a una nuova normalità” conclude.
Di sicuro le cose sono già cambiate, e ancora più cambieranno nei prossimi mesi. Se poi sarà in meglio o in peggio, ancora non lo sappiamo. Ci vorrà tempo per vedere, ma parlando coi militanti della Brigata ho capito una cosa. Date la possibilità ai giovani di fare qualcosa e il mondo cambierà realmente, perché appartiene a loro l’energia del futuro. E di questo, ne son certo, ne è sicuro anche Arcide Cristei.

Alfredo Comito